I rinvii pregiudiziali della Consulta alla Corte UE in tema di mandato d’arresto

Spetta in primo luogo alla Corte di giustizia dell’Unione europea stabilire in quali casi – oltre quelli previsti dalla legge nazionale e dalla decisione quadro 2002/584/GAI – l’autorità giudiziaria italiana possa rifiutarsi di dare esecuzione a un mandato d’arresto europeo. Sulla base di questo principio, la Corte costituzionale ha proposto due distinti rinvii pregiudiziali alla Corte di giustizia Ue con le ordinanze n. 216 e n. 217. Nel caso della prima ordinanza, la Corte d’appello di Milano doveva decidere sull’esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dal Tribunale di Zara nei confronti di un cittadino italiano, perché fosse processato in Croazia per il reato di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti. Da una perizia medica disposta dalla Corte d’appello l’imputato era risultato affetto da una patologia psichica cronica e di durata indeterminabile, incompatibile con la detenzione in carcere. Poiché la legge italiana sul mandato di arresto europeo non prevede che l’autorità giudiziaria italiana possa rifiutare la consegna in una simile ipotesi, la Corte d’appello aveva chiesto alla Consulta di dichiarare l’illegittimità costituzionale della disciplina italiana, sostenendone tra l’altro il contrasto con il diritto alla salute, tutelato dagli articoli 2 e 32 della Costituzione. La Corte costituzionale ha rilevato anzitutto che nemmeno la decisione quadro sul mandato d’arresto europeo prevede la possibilità di rifiutare la consegna di una persona in una simile ipotesi. Pertanto, i dubbi sulla compatibilità della legge nazionale con i diritti fondamentali dell’interessato non possono non investire anche la stessa disciplina della decisione quadro. Tuttavia, la Corte ha osservato che, nelle materie oggetto di integrale armonizzazione normativa come il mandato di arresto, rientra in via primaria nel diritto dell’Unione “stabilire gli standard di tutela dei diritti fondamentali al cui rispetto sono subordinate la legittimità della disciplina del mandato di arresto europeo e la sua concreta esecuzione a livello nazionale”. Ogni diversa soluzione pregiudicherebbe infatti, come più volte affermato dalla Corte di giustizia, il primato, l’unità e l’effettività del diritto dell’Unione.

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