Il Manifesto a sostegno dell’europeista David Sassoli alla Presidenza della Repubblica

L’esito dell’indagine che ha condotto il Centro Studi d’Europa nella fascia d’età diciotto-trenta dimostra come David Sassoli goda di un’altissima reputazione, specie tra gli studenti coinvolti nei percorsi d’interscambio culturale. Il ruolo che il Presidente del Parlamento Europeo ha assunto in seno alle Istituzioni europee ha riportato al centro le tematiche espressione del mondo della ricerca e della cultura, richiamando l’esigenza di affrontare con determinazione le sfide future. La linea che Sassoli ha tracciato dinanzi al Consiglio europeo nel dicembre 2021 – fase in cui è stata condotta l’indagine dell’Ente no-profit – parte dalla considerazione che l’emergenza pandemica tarda ad allontanarsi, ma il progetto europeo rappresenta un ambizione da perseguire con caparbietà, avanzando e superando le singole differenze. Le tre proposte – che dovrebbero guidare anche la Repubblica italiana per i prossimi anni – si basano sui concetti di innovazione, protezione e divulgazione, in quanto occorre anzitutto rilanciare modelli di sviluppo fecondi; in secondo luogo è necessario aprire le porte a una nuova visione del mondo volta a proteggere i diritti di ogni essere vivente; infine il senso di appartenenza alla comunità passa necessariamente attraverso l’interpretazione della realtà che tenga conto della cultura e delle esperienze che fungano da modello di esempio ed attrazione. Le parole di Sassoli diventano il manifesto per avanzare il nome dello stesso da parte dell’Ente di ricerca Centro Studi d’Europa alla guida del Colle:

Il Green Deal, la transizione digitale, un’Europa più forte e democratica, una maggiore giustizia sociale, sono progetti forti e indispensabili che l’Europa sta portando avanti, e dobbiamo riuscirci per lealtà verso i nostri concittadini.

Ma l’Europa ha anche e soprattutto bisogno di un nuovo progetto di speranza, un progetto che ci accomuni, un progetto che possa incarnare la nostra Unione, i nostri valori e la nostra civiltà, un progetto che sia ovvio per tutti gli europei e che ci permetta di unirci.

Penso che questo progetto possa essere costruito intorno a tre assi forti, a un triplice desiderio di Europa che sia unanimemente condiviso da tutti gli europei: quello di un’Europa che innova, di un’Europa che protegge e di un’Europa che sia faro.

Un’Europa che innanzi tutto innova

L’innovazione di cui stiamo parlando non è solo l’innovazione tecnologica, che pure è tanto necessaria per la nostra economia. Quello di cui abbiamo bisogno è un’innovazione in tutti i settori, un rinnovato senso di creatività, per le nostre istituzioni, per le nostre politiche, per i nostri modi di agire e anche per i nostri stili di vita, poiché è ciò che la transizione ecologica richiede.

La Conferenza sul futuro dell’Europa deve aiutarci a trovare percorsi di innovazione possibili per ricreare il senso di un progetto in cui tutti gli europei possano riconoscersi. Come sapete, la Conferenza è attualmente in pieno svolgimento; verrà presto il momento di trarre le prime conclusioni. Lo dico con forza: non potremo sottrarci alle nostre responsabilità quando arriverà il momento di passare dalle parole ai fatti, dai desiderata ai progetti, dalle idee alla loro traduzione concreta.

Dovremo innovare in tutti i settori.

In campo istituzionale, ovviamente. La nostra Unione è imperfetta, è sempre in divenire. Il Parlamento ha da tempo presentato una proposta concreta per rendere le nostre istituzioni più democratiche, più forti e più innovative, tramite il diritto di iniziativa legislativa.

Dovremo innovare a livello della nostra legislazione. La nostra Unione deve essere la prima a stabilire norme in ambiti cui oggi tutto il mondo guarda, in particolare la regolamentazione dei nuovi settori dell’economia che attualmente sono giungle legislative. Lo abbiamo fatto per la protezione dei dati personali, e ora il mondo sta seguendo il nostro esempio. Lo faremo, ed è giunto il momento, per i mercati digitali, per evitare che siano i giganti del web a legiferare al posto dei cittadini.

Dovremo innovare anche a livello dei nostri finanziamenti. Anche là dove si tratta di finanziare le nostre politiche e le nostre azioni non dobbiamo avere paura del cambiamento, non dobbiamo tremare davanti alle innovazioni. Vorrei ribadire ancora una volta che il Parlamento e i cittadini europei attendono con impazienza la pubblicazione del pacchetto sulle risorse proprie, che dovrebbe permettere all’ Unione di completare la sua dotazione finanziaria in modo sostenibile e di rimborsare il debito contratto in comune. È una questione di credibilità e di rispetto della parola data. E queste innovazioni non ci esimono neppure dall’adeguare il nostro quadro finanziario alle sfide del nostro secolo, riformando in maniera realista il Patto di stabilità e crescita. Non possiamo più ingabbiare il nostro futuro e quello dei nostri figli nella regola del 3%.

In secondo luogo, un’Europa che protegge.

Dobbiamo ripristinare l’idea che l’Europa ci protegge, l’Europa protegge i suoi confini, i suoi cittadini, agisce per la loro sicurezza, per il bene comune e per la sovranità di ciascuno dei suoi Stati membri. Lo abbiamo fatto con la nostra politica comune in materia di vaccini: siamo stati in grado di dimostrare con risolutezza che l’Europa è capace di affrontare le crisi più gravi per proteggere i cittadini europei. Dobbiamo allora proseguire il nostro impegno per l’Europa della salute e potenziare la nostra architettura sanitaria a livello mondiale per offrire una maggiore prevenzione, una maggiore protezione e una maggiore preparazione alle crisi. Plaudo alla decisione dell’Assemblea mondiale della sanità di avviare i negoziati su uno strumento vincolante di lotta alle pandemie.

Proteggere i cittadini europei significa disporre di una migliore preparazione per reagire alle crisi future, siano esse sanitarie, naturali, commerciali, diplomatiche o militari.

Significa in primo luogo rafforzare la nostra politica di difesa e di sicurezza comune in modo da poter intervenire insieme più rapidamente e con maggiore incisività quando sono minacciati i nostri interessi. So che questo tema sarà uno degli aspetti fondamentali della prossima Presidenza francese e ciò è positivo.

Proteggere gli europei significa anche saper rafforzare con determinazione l’integrazione delle nostre politiche di gestione della migrazione e delle frontiere esterne. Nei miei interventi ho spesso sollevato la questione della migrazione e dell’asilo: non è un segreto che la migrazione sia diventata un tema chiave nelle relazioni esterne dell’UE e nella nostra agenda di politica estera. Il Parlamento sta già lavorando al miglioramento delle proposte della Commissione inerenti al Patto europeo sulla Migrazione e l’Asilo, sulla base di un nuovo patto di solidarietà e responsabilità. Il Consiglio farà la sua parte e si tratta ora di trovare urgentemente un accordo, altrimenti saranno il populismo e le soluzioni a breve termine a prevalere in tale dossier. I recenti avvenimenti alla frontiera bielorussa hanno chiaramente dimostrato la necessità di un’azione risoluta e solidale in tale settore cruciale.

Proteggere i cittadini europei significa adoperarsi affinché ciascuno di essi possa vivere dignitosamente del proprio lavoro, con un salario minimo decente e giusto. E una volta in più invitiamo a trovare un compromesso ambizioso in materia. Plaudo altresì alla proposta della Commissione relativa ai lavoratori delle piattaforme digitali, che dovrebbe condurci a ripristinare la protezione sociale per milioni di lavoratori europei.

Proteggere i cittadini europei significa anche ristabilire l’equilibrio nelle relazioni commerciali squilibrate, allorché dei paesi ci minacciano con investimenti o misure coercitive.

Proteggere i cittadini europei significa infine essere in grado di trovare risposte tecniche ed economiche efficaci in caso di crisi energetica. Nessun cittadino europeo dovrebbe essere abbandonato alla povertà energetica, anche quando una crisi internazionale perturba i mercati mondiali: è anche in simili momenti critici che l’Unione deve trovare soluzioni audaci per garantire la sicurezza di tutti gli europei.

E infine, un’Europa che sia un faro grazie al suo modello democratico.

Da diversi anni ormai sentiamo parlare di resilienza: l’Europa deve diventare resiliente agli shock economici, ai conflitti alle sue frontiere, alla crisi ecologica, alle crisi sociali, ecc. È ovvio che dobbiamo superare queste crisi e affrontare tali sfide: ma la resilienza è davvero l’unica finalità della nostra azione? Puntare sulla resilienza significa già in un certo qual modo dichiararsi sconfitti, definirsi vittime e vulnerabili.

Più che la resilienza, l’Europa deve quindi ritrovare l’orgoglio del suo modello democratico. Dobbiamo fermamente desiderare che questo modello di democrazia, di libertà e di prosperità si diffonda, che attiri, che faccia sognare e non solo i nostri stessi concittadini europei, ma anche al di là delle nostre frontiere.

Far risplendere il nostro modello democratico significa dimostrarne il successo, dimostrarne l’efficacia nelle sue politiche pubbliche e la capacità di ottenere risultati tangibili grazie a una ferrea determinazione.