La questione Artica nell’ambito della recente politica estera di USA e Cina

Le operazioni artiche delle due potenze, come in generale dei vari stati nella regione, funzionano come parallelo e riflettono il loro atteggiamento verso la politica estera. Il presidente Xi Jinping, nella sua relazione al 19° congresso del Partito del 2017, ha avanzato il concetto di una “nuova era” per la Cina come grande potenza, segnando ufficialmente la fine di Deng Xiaoping di “nascondersi e aspettare”. La “nuova era” è intesa come il risultato dell’impressionante crescita delle capacità economiche e militari relative alla Cina all’inizio del processo di riforma economica alla fine degli anni Settanta. Riducendo nel tempo sempre di più il divario con gli Stati Uniti, per Pechino è divenuto sempre più difficile mantenere una politica di “basso profilo”.

Nel rapporto di Xi al Congresso del partito si include l’enfasi sul perseguimento pacifico di politiche progettate per conseguire risultati “win-win” dove la Cina, attraverso la Belt and Road Iniziative si impegna a costruire un nuovo tipo di relazioni internazionali, in una comunità globale di destino comune1. Tuttavia, la svolta verso una politica assertiva è guidata anche da preoccupazioni interne. La crescente dipendenza della Cina dalle importazioni di energia e risorse, necessarie per mantenere un’elevata crescita economica, è stato uno dei fattori che ha portato Pechino a stringere accordi economici e partnership con diversi paesi costieri. Ulteriore fattore è anche legato alla figura del presidente Xi Jinping che, come leader cinese insolitamente visionario e più propenso al rischio, è predisposto a utilizzare strumenti economici e militari per dimostrare e garantire ciò che Pechino considera le legittime sfere di interesse cinese2. Nel 2014 Xi Jinping ha sostenuto che la Cina sarebbe dovuta diventare una “grande potenza polare”. Storicamente i discorsi ufficiali cinesi hanno sempre fatto riferimento al Trattato di Spitsenberg, di cui il governo di Beyang della Repubblica cinese è stato firmatario nel 1925, come prova della presenza storicamente legittima nella regione3.

Tuttavia, la reale politica artica cinese inizia nel 20134, quando diventa osservatore permanente in virtù degli investimenti delle imprese cinesi in infrastrutture in Russia e in Europa settentrionale. Soltanto cinque anni dopo, la Cina rilascia una propria strategia artica ufficiale, intitolata la “politica Artica della Cina” o Libro Bianco, ed è la versione aggregata di due discorsi ufficiali che in precedenza avevano delineato il quadro organizzativo della politica artica cinese: il discorso del viceministro degli esteri Zhang Ming del 2015 alla China Country Session of the Third Arctic Circle e lo storico discorso di Xi Jinping al World Economic Forum di Davos in Svizzera nel 2017. In quella occasione di Xi Jinping collegò la visione cinese della governance economica globale all’attuazione della Belt and Road Iniziative. I tre driver chiave per la strategia economica globale della Cina sempre più applicata all’Artico, includono: sviluppare un modello di crescita dinamico e orientato all’innovazione; assicurare un approccio ben coordinato e interconnesso per garantire un modello di cooperazione aperto e vantaggioso per tutti; sviluppare un modello di governance giusto ed equo5. Seppure 5000 km separano la Cina dal baricentro dell’oceano Artico, essa, nel suo Libro Bianco, si definisce uno “stato quasi artico” partendo dall’assunto che il futuro dell’artico non riguarda solo gli stati costieri ma anche gli interessi della comunità internazionale. Al fine di esplorare e conoscere l’Artico, quindi avere un accesso illimitato alle risorse sia dal punto di vista scientifico che da quello economico, la Cina mira a costituire partenariati in conformità con la giurisdizione nazionale e il diritto internazionale. Inoltre, la Cina nel perseguire la sua strategia nella regione, sottolinea come, al fine di valutare  i benefici economici dell’Artico, essa intenda “proteggere e utilizzare razionalmente l’Artico”, sottolineando la necessità di raggiungere un necessario equilibrio tra protezione ambientale e sviluppo economico ed è interessante osservare come la Cina dichiari di sostenere un sistema di governance basato sul diritto internazionale esistente. Il governo cinese sostiene quindi le norme internazionali nell’Artico, affermando che i suoi sforzi nella regione servono a promuovere la pace e la stabilità, includendo anche il rispetto dei diritti dei popoli artici. In tema di governance artica, l’obbiettivo cinese è quello di costruire un quadro di cooperazione artica multilivello che risulti vantaggioso per tutti e che tutte le parti, anche gli stati non artici, condividano responsabilità comuni. Quindi, Pechino cerca di perseguire una politica di sviluppo economico che richiede che la regione sia aperta allo sviluppo cinese e che le sia riconosciuta pari dignità rispetto alle altre nazioni artiche. Ecco l’attuale strategia win-win che Pechino sta esercitando nell’Artico6.

Gli Stati Uniti guardano l’Artico certamente con interesse, ma hanno sempre considerato l’area come tale cioè un luogo colossale dove poter gestire ciò che accade, senza dovervi partecipare come in altre zone del mondo. Seppure l’attenzione verso la regione si è accentuata dopo il discorso di Pompeo a Rovaniemi, è con l’amministrazione Obama che alla regione, per la prima volta nella storia statunitense, viene riconosciuta l’importanza strategica in cui si riflettono interessi vitali della nazione, in un clima geopolitico, tra l’altro, in profondo mutamento. Osserva Allison, nella sua celebre opera “Destinati alla guerra” come negli ultimi decenni, e soprattutto grazie alla svolta e alle ambizioni di Xi Jinping, la Cina sia sempre più convinta di tornare a occupare il posto nel mondo che le spetta. Percezioni che tuttavia non sono vissute dagli Stati Uniti. Già gli anni di Obama hanno visto una progressiva erosione del primato americano nel mondo, sfidato da centri di potere regionale dando l’impressione di essere un paese in “ripiegamento”, in difficoltà nello svolgere la sua “funzione storica” di nazione indispensabile e di garante dell’ordine internazionale. Un uso equilibrato della forza, il richiamo al multilateralismo sono state due costanti della sua amministrazione, unitamente al timore riconosciuto nella “NSS” del 2010 e approfondito in quella del 2015, di poteri emergenti come Russia e Cina, affermando, nella seconda, il timore di uno scontro fra grandi potenze7. Un ulteriore pilastro della politica di Obama, che riveste una certa importanza nel suo approccio alla regione, è stata l’enfasi sull’emergenza climatica. Le politiche ambientali di Obama costituivano il fattore che permetteva il rilancio di un’azione cooperativa e multilaterale in tema di cambiamento climatico e acquistava anche una valenza simbolica in quanto serviva a rimarcare l’impegno riformatore dell’amministrazione, rompendo radicalmente con il passato8. Tali punti riflettono i documenti e gli obbiettivi che gli Usa, sotto l’amministrazione Obama si sono prefissati nell’area. Nel 2013, viene pubblicata la “Strategia Nazionale per l’Artico”, che integra la direttiva sull’artico dell’amministrazione Bush. Il documento si differenzia dai precedenti, in quanto riflette come i cambiamenti nella regione abbiano portato a un crescente interesse per il commercio e lo sviluppo nella regione di stati artici e non artici. Esso discute il ruolo dell’artico nel garantire la sicurezza energetica degli Stati Uniti, il ruolo del Consiglio Artico nella governance artica e la necessità di discutere di questioni artiche con tutte le parti interessate, compresi gli stati non artici e gli attori non statali. La visita di Obama in Alaska del 2015, la prima di un presidente statunitense in una città statunitense nel bacino artico, riflette l’enfasi sul multilateralismo e la necessità di elevare il cambiamento climatico a imperativo per la sicurezza nazionale, stabilendo le tre priorità che avrebbero guidato la presidenza del Consiglio artico nel 2015-2017: migliorare le condizioni economiche e di vita delle comunità artiche, protezione e gestione dell’oceano artico e affrontare gli impatti del cambiamento climatico9. L’amministrazione di Trump pur riaffermando la minaccia principale per gli Stati Uniti in Cina e Russia, riflette un punto di vista valoriale in modo differente rispetto a quella dei documenti obamiani. Due elementi sono interessanti per comprendere come si riflette l’approccio nella regione: una strategia realista, guidata da risultati e non dall’ideologia, ma soprattutto la considerazione di un grave errore commesso dalle precedenti amministrazioni, ovvero l’idea che l’America fosse rimasta inerte, questione ribadita nella NSS del 2017, mentre paesi concorrenti la danneggiavano e perseguivano strategie a lungo termine10. Ciò a dimostrazione di come la squadra di governo di Trump, rispetto a quella dell’Amministrazione precedente, ha avuto come preoccupazione l’interesse nazionale piuttosto che il cambiamento climatico e lo sviluppo sostenibile. Inoltre, l’allarmismo per gli interventi di Pechino in una regione che nei prossimi decenni diventerà strategica per gli Usa, causata dal timore che i cinesi vogliano rovesciare lo status quo esistente, ha portato l’ex segretario di stato Mike Pompeo a tenere un discorso alla riunione del consiglio artico il 7 maggio 2019. Il Segretario di Stato ha posto domande sulle politiche artiche di Russia e Cina, vedendo in quest’ultima il principale avversario dell’amministrazione Trump. Pompeo ha criticato in primis la descrizione della Cina come uno stato vicino all’Artico, secondo cui questa categoria non esiste all’interno della governance artica, ma soprattutto ha posto in essere il timore che la presenza cinese si tradurrebbe in militarizzazioni e rivendicazioni concorrenti. A ciò ha fatto seguito la “Strategia Artica” aggiornata del giugno del 2019 del Dipartimento della difesa statunitense, presentata come una strategia per la regione “in un’epoca di competizione strategica”. Ciò significa che dagli ultimi anni Washington ha iniziato a guardare la politica e sicurezza della regione sempre più con un prisma di competizione tra grandi potenze11.

Ciò dimostra come il mutato clima e i toni aggressivi utilizzati dall’amministrazione Trump rappresentino un cambiamento significativo, già percepito dall’amministrazione Obama, in cui il timore di un riaccendersi di competizione tra potenze si estenda nella regione artica. L’amministrazione Biden ha ora il compito di dare una risposta diversa per evitare che la questione possa diventare una vera e propria minaccia nel nuovo secolo. I primi passi di Biden sono stati improntati sulla rivalutazione della politica del multilateralismo e cooperazione. La politica statunitense di limitare, se non contrastare, l’avanzata Cinese nella Regione richiederà la necessità del supporto degli alleati artici formali e tradizionali (primi fra tutti il Canada) e di quelli che hanno posizioni simili (Svezia e Finlandia) ma anche di impegnarsi attivamente con gli Stati Artici, compresa la Russia, all’interno del Consiglio Artico.

L’autore Matteo Mauro garantisce l’autenticità del contributo, fatte salve le citazioni di scritti redatti da terzi. Le stesse sono riportate nei limiti di quanto consentito dalla legge sul diritto d’autore e vengono elencate di seguito. Pertanto, l’Autore è l’unico responsabile dell’eventuale violazione commessa con l’opera in merito ai diritti di terzi.

1) Swain, The 19th Party Congress and Chinese Foreign Policy, in “Carnegie Endowment for International Peace”, 16 ottobre 2017;

2) Sorensen, Camilla. China is in the arctic to remain a great power: as China is increasingly confident, proactive and sophisticated it plays into the tensions of the kingdom of Denmark. Arctic Yearbook, 2018, pp.91-93;

3) Il trattato riconosce la sovranità della Norvegia sull’arcipelago delle Svalbard, dando uguale diritto a tutti i firmatari di intraprendere attività commerciali sulle isole;

4) In passato la Cina era diventata membro del Comitato Scientifico internazionale dell’Artico e nel 99’ ha acquistato la prima rompighiaccio Xue Long, mentre nel 2007 ha partecipato per la prima volta al Consiglio Artico;

5) Xi Jinping’s keynote speech at the World Economic Forum. China.org, aprile 2021;

6) Conley, Heather A. The Organizing Principles of China’s Emerging Arctic Policy. Center for Strategic and International Studies (CSIS), 2018, pp. 3–5;

7)  Wulzer, Paolo. La Dottrina Obama. L’Aquila, Textus Edition,  2017, pp.18-21;

8) Del Pero, Mario. Era Obama. Feltrinelli Editore, Milano, 2017, p.161;

9) Wishnick,.Elizabeth. China’s interest and goals in the Arthic Implication for the United States. Strategic Studies Institute, US Army War College, 2017;

10) Dottori, Germani. La visione di Trump.Roma,Salerno Editrice, 2019, pp. 162-163;

11) Stepien, Adam, et al. China’s economic presence in the Arctic: realities, expectations and concerns. Chinese Policy and Presence in the Arctic. Brill Nijhoff, 2020. pp. 90-136.