La cooperazione rafforzata tra Italia e Francia a margine del Trattato bilaterale

Il 26 novembre 2021, Italia e Francia hanno stipulato un accordo bilaterale di cooperazione che riguarda alcuni e distinti punti di politica estera e di cooperazione che accomuna i due paesi. L’articolo 2 del Trattato1 consta di sette paragrafi, ognuno dei quali riguarda uno specifico aspetto della vita securitaria e di cooperazione difensiva inter partes. Il primo paragrafo inizia con i “consuetudinari” convenevoli di un accordo bilaterale, relativo alla sicurezza e difesa, in cui le Parti (Italia e Francia) si impegnano a condividere ogni genere di materiale (fisico ed umano) in situazioni di crisi e/o di conflitto che possa incombere in una delle due nazioni. Come prevede il principio della cooperazione internazionale, i due stati devono aiutarsi affinché non possano restare soli dinnanzi al nemico, facendosi dunque travolgere appieno dallo stesso. Questo principio, nel testo, viene anche rimarcato, con riguardo all’articolo 5 del Trattato dell’Atlantico del Nord e con riguardo all’articolo 42, comma 7 del Trattato sull’Unione Europea. Analizzando, dunque, questo primo punto, non appare nulla di strano: i due stati, a partire dal secondo dopoguerra, hanno iniziato a cooperare, sebbene la Francia in particolare, non fosse tanto favorevole ad alcune politiche idealizzate in ambito comunitario agli inizi degli anni Cinquanta, tra cui la bocciatura della costituzione di un esercito europeo, che potesse dunque prendere “a prestito” forze militari di ogni paese membro della ex CEE. Questa mossa fu voluta da De Gaulle ed i suoi seguaci di governo, in quanto “gelosi” della propria forza militare, della propria armée di cui tanto andavano fieri. Oggi, dunque, i rapporti sono cambiati, gli statisti ed i rispettivi pensieri hanno avuto una forte evoluzione nel tempo, per cui Charles de Gaulle è stato sostituito da uomini e donne con pensieri totalmente più innovativi ed aperti alla cooperazione internazionale. Dall’altro lato, invece, l’Italia ha sempre accettato un pò tutto quello che la CECA, poi la CEE, CE ed UE hanno fatto e, sul punto della sicurezza e della difesa, hanno sempre accettato ogni proposta messa sul tavolo, in quanto le ha sempre ritenute come portatrici di benefici.

Il primo paragrafo, infine, conclude con un’espressione piuttosto interessante, citando testualmente: Le Parti contribuiscono alle missioni internazionali di gestione delle crisi coordinando i loro sforzi”.2 Se analizzassimo, più nel dettaglio questa espressione, appare interessante come i due Paesi si sentano in dovere di voler condividere certe missioni insieme. In nome della cooperazione internazionale, ciò che ci si promette è più che doveroso, ma dall’esame di alcune parti della seguente frase, si può ben notare come ci siano dei punti piuttosto schizzinosi. Ogni Stato ha, come obiettivi di politica estera, la sicurezza statale e lo sviluppo e d’altronde, questi sono, sovente, i punti che vengono discussi in tale campo: l’Italia e la Francia hanno sempre avuto delle differenze nette in ambito di sicurezza statale. Nello specifico, la prima non ha mai avuto grossi problemi di terrorismo internazionale ma attenzione: l’Italia ha vissuto il terrorismo negli anni Settanta ed Ottanta dello scorso secolo, perlopiù per questioni di carattere interne e politiche. Invece il terrorismo internazionale lo ha sofferto molto poco, siccome il lavoro dell’Intelligence italiana ha sempre saputo intercettare lupi solitari e personaggi simili, all’interno del territorio nazionale. Per cui, i militari per questi motivi sono sempre stati poco impiegati. Contrariamente all’Italia, la Francia soffre pesantemente di problemi di minacce, o presunte tali, di carattere terroristico, poiché non ha adottato come la prima, da sempre, la “politica del vicino spione”, ovvero la tendenza, soprattutto nei piccoli centri, a “spiare” il proprio vicino di casa o pianerottolo, per cui al minimo aspetto “fuori posto”, si tende nell’immediato a chiamare la polizia per denunciare i movimenti sospetti di un’altra persona, che in gergo specifico, questo tipo di persone vengono definite “whistle blower3. La Francia soffre di un problema geografico-sociale, che è quello dell’abbandono di molte aree, soprattutto in periferia o meglio, delle cosiddette “banlieues”, da cui nascono moltissimi exploit terroristici, figli proprio dell’abbandono da parte della politica e dell’economia nazionale. Tornando al testo in questione, la Francia necessiterebbe di maggiori uomini e donne in divisa, per far sì che possano ottenere maggior aiuto in situazioni di crisi (di terrorismo, in primis, ma non solo). La domanda, dunque, sorge spontanea: l’Italia, quanto è disposta a sacrificare i propri uomini per un problema presente sul territorio estero? È vero che la Francia è la “vicina di casa” più potente ma in termini di sicurezza, cosa ha da dare alla Penisola? Andando a fare un’analisi approfondita delle spese, di ambo i paesi, relativamente alle voci dei bilanci “sicurezza” e “difesa”, è possibile annotare alcune differenze importanti. Pertanto, confrontando quest’ultimi, nell’anno solare 2020 è possibile vedere come ci siano alcune differenze piuttosto nette e, allo stesso tempo, curiose. Si legge come, la Francia, abbia speso 46 mld4 alla voce “difesa”, mentre all’incirca 20 mld5 per quanto concerne la “sicurezza”. Il dato sembra abbastanza importante, siccome rende l’idea di quanto il Paese di Macron sia piuttosto colmo di forze armate pronte a mobilitarsi per il popolo francese. Tuttavia però, il secondo dato relativo alla sicurezza appare piuttosto scarno. In buona sostanza, sembra che i soldi ci siano solo per le città importanti, mentre per le banlieues si fa ben poco. D’altronde, 20 mld per mettere in sicurezza 65 mln6 di persone significa all’incirca 31 euro per mettere in salvo una sola persona da pericoli imminenti o presunti. Non bisogna, chiaramente, dimenticare che la Francia accoglie immigrati quasi ogni giorno, anche oggi nonostante il periodo del Covid-19. L’Italia, dal canto suo, presenta dei numeri sempre più in crescendo relativamente al settore della difesa e sicurezza. Nel medesimo anno preso in considerazione, la Penisola durante la pandemia ha sempre più gonfiato le proprie spese in tale settore. In particolare, ha stanziato 15,32 mld7 di euro per far fronte a spese, perlopiù di carattere militare: agenti, nuovi mezzi, nuove attrezzature. Si potrebbe dunque pensare che si tratti di una cifra irrisoria, rispetto alla cugina Francia, per cui l’accordo parrebbe essere favorevole all’Italia. Se non fosse, però, che nell’anno 2020 l’Italia ha visto una popolazione di 60 mln di abitanti,8 per cui, si può dire che, pro capite, capitavano ben 25 mila euro circa, tali al punto da definirsi più che necessari, vista la popolazione sicuramente minore ma comunque ben gestita e calcolata, dallo Stato italiano. Superato questo punto, che ha fatto storcere il naso ad alcuni studiosi della tematica, le due Parti promettono, come dichiarato ai paragrafi 3 e 4, “di contribuire allo sviluppo e al potenziamento della base industriale e tecnologica della difesa europea”9 e facilitano l’attuazione di progetti comuni […] con il sostegno del Fondo europeo per la difesa”10. Pertanto, si può dire che qui la Francia entra molto in gioco, mediante la sua parte di conoscenze dell’industria militare, sebbene all’interno di tale settore, sono molti gli operai italiani che vi lavorano. Di fatti, questo accordo, tra le diverse voci, ha quella di “cooperazione economica, industriale e digitale”, in cui la Francia dichiara la propria disponibilità nel dare lavoro a tutte quelle figure, che desiderano cercare un lavoro in Francia, nei vari campi industriali, tra cui anche quello militare. Tralasciando il punto 5, il quale rafforza i suddetti punti 3 e 4, passiamo a guardare rapidamente i punti 6 e 7. Si tratta di punti in cui “le Parti si impegnano a rafforzare il già proficuo scambio di personale militare…” e “[…] a facilitare il transito e lo stazionamento delle forze armate dell’altra Parte sul proprio territorio”. Qui si ritorna un po’ ai primi due punti del paragrafo sulla “sicurezza e difesa”. L’Italia soffre di tante problematiche interne, però è anche uno dei Paesi che invia più truppe in missioni all’estero, secondo il volere delle rispettive organizzazioni internazionali (Onu e Ue) che le richiedono. La Francia, d’altro canto, spende di più in Difesa, ma avendo le truppe sparpagliate per le maggiori città, ha sempre il problema delle zone più degradate, ovvero delle banlieues. In Italia, solitamente i quartieri più difficili sono presidiati dalle Forze dell’Ordine, per far in modo che non si crei una situazione di totale degrado e abbandono. In Francia, il fatto che ci siano zone degradate, addirittura abbandonate a loro destino, queste possono essere facili prede di insediamenti di gruppi terroristici e/o di formazione di membri di tali gruppi, che possono poi creare problemi alla società francese, nel suo complesso. In più, la già menzionata “politica del vicino spione” non viene esercitata, contrariamente all’Italia che non ama tanto rispettare il simpatico detto “chi non si fa i fatti suoi, vive cent’anni”.

Tirando le somme di questo discorso, il trattato è stato comunque adattato ad una serie di misure che rispettano le visioni delle relazioni internazionali, in particolare il liberalismo e il costruttivismo, alla base di ogni trattato bilaterale. Le due Parti hanno saputo mantenere un equilibrio, nel testo complessivo, mantenendo un forte spirito di collaborazione. La difesa e la sicurezza restano, comunque, due punti cruciali sui quali i due Paesi cercheranno, anche autonomamente e grazie alle entrate statali proprie, di migliorare, in vista di situazioni, interne e/o internazionali, che in futuro andranno affrontate.

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1) Trattato tra la Repubblica Italiana e la Repubblica Francese per una cooperazione bilaterale rafforzata, Il foglio, 26 novembre 2021;

2) Ibidem.

3) Sparano, G. Whistleblower: chi è, cosa può fare e cosa non deve fare, La legge per tutti, 2018;

4) Moyou, E. Distribution du montant budget de l’État français par poste de dépenses 2020, Statista, 10 nov. 2020 ;

5) Ibidem

6) Elenco di paesi in ordine di popolazione 2020, PopulationPyramid.net;

7) Gaiani, G. Il Covid gonfia le spese militari, Analisi difesa, 28 dicembre 2020;

8) Elenco di paesi in ordine di popolazione 2020, PopulationPyramid.net;

9) “Trattato tra la Repubblica Italiana e la Repubblica Francese per una cooperazione bilaterale rafforzata”, Il foglio, 26 novembre 2021;

10) Ibidem.