Il processo di integrazione europea all’indomani del confitto in Ucraina

L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia rappresenta un fenomeno che rischia di alterare gli equilibri geopolitici all’interno dell’Europa, equilibri che per circa settant’anni erano rimasti stabili nel continente che in trent’anni aveva visto morte e distruzione per via dei due conflitti mondiali. L’offensiva di Mosca fa emergere delle domande molto complesse, che riguardano soprattutto l’Unione europea: Bruxelles è pronta a rispondere prontamente all’invasione militare ai danni di uno stato sovrano che si trova ai confini dell’Unione? Se la risposta fosse negativa, servirebbero ulteriori passi in avanti nel processo di integrazione europea? O, in alternativa, bisogna lasciare più margine di manovra ed autonomia agli Stati nazionali nel rispondere a situazioni bellicose? Nelle ultime ore l’Unione europea sembra aver risposto in un certo modo, dando prova di forte unità e coesione (nonostante qualche titubanza iniziale); ma quali sono i prossimi passi? Come cambia il sistema vigente dei Trattati? All’interno di quest’articolo andrò ad analizzare la situazione attuale, e proverò a gettare le basi per delle possibili risposte alle domande poste in precedenza.

L’inizio titubante e diviso

La crisi diplomatica e militare tra Russia ed Ucraina alla fine ha portato, il 24 febbraio, all’invasione di quest’ultima da parte delle truppe del Cremlino, riportando in Europa quei venti di guerra che ormai erano stati placati da circa 70 anni. Durante il suo discorso che ha preceduto l’invasione dell’Ucraina, Putin ha messo in luce un lato restauratore (egli ha, infatti, espresso la sua volontà di ricostruire il vecchio Impero russo), nazionalista e guerrafondaio1, che dovrebbe mettere in allarme tutte le democrazie europee e non solo. Come era immaginabile, il passare dalle parole ai fatti si è rivelato un evento che ha richiesto una prontissima capacità di reazione da parte di Bruxelles; infatti, avere ai propri confini uno Stato sovrano e democratico che viene militarmente invaso da una grande potenza autarchica pone una sfida enorme allo spirito liberale e democratico che sostiene la stessa Unione europea. All’inizio le premesse non erano ottime; nelle settimane precedenti all’invasione (quando la Russia continuava ad ammassare truppe sul confine ucraino), i vari paesi dell’Unione europea, salvo delle dichiarazioni di intenti comuni, sembravano abbastanza divisi sul da farsi. I paesi più convinti erano Francia e Germania, i quali attraverso vari incontri tra Macron e Scholz avevano più volte ribadito la volontà di lanciare nuove sanzioni verso la Russia, ma anche qui vi era disaccordo su una questione piuttosto rilevante; la Germania, infatti, non è mai stata d’accordo con la Francia sull’esportazioni di armi sul confine ucraino2. La più distante dalle altre potenze poi, sembrava proprio l’Italia, che alle prese con le proprie questioni interne, e con la presenza di partiti di peso specifico importante vicini a Putin, non era andata oltre a delle dichiarazioni di condanna di parte di Draghi, e sembrava abbastanza contraria all’emanazione di nuove sanzioni verso il Cremlino3.

La risposta unitaria e solidale

La titubanza iniziale si è protratta ancora per poco tempo in seguito all’invasione armata russa ai danni dell’Ucraina; infatti, inizialmente Italia e Germania erano contrarie ad un irrigidimento delle sanzioni, per timore di ripercussioni sulla propria economia interna; in particolare, Roma e Berlino erano contro l’esclusione della Russia dallo SWIFT (circuito mondiale di banche ed istituzioni finanziare che consente transazioni di denaro in modo rapido). Ma come anticipato, i dubbi sono durati poco, e il 27 febbraio insieme a Stati Uniti, Canada, Francia e Regno Unito, Italia e Germania hanno dato il via libera all’espulsione dallo SWIFT di alcune banche russe4. La spinta unitaria è continuata e si accentuata nel corso dei giorni; Bruxelles ha infatti deciso di dotare l’Ucraina di un quantitativo importante di armi letali, tramite l’utilizzo del fondo straordinario European Peace Facility; granitiche in merito le parole della Presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, che ha dichiarato che l’Unione europea si trova davanti alla risposta più compatta di sempre data dai paesi membri, e che le misure per far fronte all’aggressione russa non sono ancora finite e non si limiteranno solo ad ulteriori aiuti militari5. La guerra in Ucraina sembra aver cambiato gli scenari europei, si è creato infatti un precedente molto pericoloso che rischia di portare ad un set back il quadro degli equilibri d’Europa; dinanzi allo scorrere degli eventi l’Unione europea non può rimanere statica e non può presentarsi come l’Europa del Trattato di Lisbona, nuove sfide richiedono nuove risposte, ed è quello a cui stiamo assistendo. Un esempio è dato dall’apertura ad una possibile ammissione dell’Ucraina all’interno dell’UE; il 28 febbraio, infatti, il leader ucraino Zelensky ha chiesto pubblicamente all’Unione europea di ammettere con effetto immediato l’Ucraina tramite una nuova procedura speciale6. In merito, risultano fortissime le parole della presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, che nel suo intervento alla plenaria straordinaria dell’Eurocamera convocata per discutere dell’invasione russa dell’Ucraina, ha ribadito che l’Unione europea condanna fermamente l’azione di Putin, il quale si sta dimostrando responsabile di numerosi crimini di guerra e di violazioni di diritti umani, insieme al suo alleato Lukashenko, leader della Bielorussia7. Metsola ha continuato il suo discorso affermando che il Parlamento Ue sostiene la richiesta di adesione all’UE dell’Ucraina8.

È difficile trarre conclusioni, la situazione è in continua evoluzione e giorno dopo giorno ci sono delle novità, ma è pacifico dire che l’Unione europea, in modo compatto e solidale, ha risposto presente alle sfide sorte da questa guerra. La volontà sembra quella di volere più Europa, con i nazionalismi e i sovranismi messi (almeno al momento) da parte; inoltre, le conseguenze delle sanzioni economiche potrebbero generare una nuova spinta verso un’accelerazione del processo di integrazione europea.

L’autore Gennaro Coppola garantisce l’autenticità del contributo, fatti salvi i riferimenti agli scritti redatti da terzi. Gli stessi sono riportati nei limiti di quanto consentito dalla legge sul diritto d’autore e vengono elencati di seguito. Ai sensi della normativa ISO 3297:2017, la pubblicazione si identifica con l’International Standard Serial Number 2785-2695 assegnato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche.

1) Fisher, Max. Word by Word and Between the Lines: A Close Look at Putin’s Speech. Nytimes.com, 23 febbraio 2022.  

2) Scholz, Macron say diplomacy can fix Ukraine-Russia standoff. Dw.com, 25 gennaio 2022.

3) Sull’Ucraina l’Italia ci va piano. Ilpost.it, 26 gennaio 2022.  

4) Collins, Kaitlan; Mattingly, Phil; Liptak, Kevin; Judd, Donald. White House and EU nations announce expulsion of ‘selected Russian banks’ from SWIFT. Edition.CNN.com, 27 febbraio 2022.

5) Ucraina, la risposta europea alla minaccia a Mosca. Von der Leyen: “Prima volta che la Ue finanzia l’acquisto di armi”. Cieli chiusi alla Russia. Repubblica.it, 27 febbraio 2022.

6) Speciale Ucraina: l’Unione fa la forza? ISPIonline.it, 1° marzo 2022.

7) Metsola: “Riconosciamo prospettiva Ucraina in Ue, è il nostro Whatever It Takes”. TG24.sky.it, 1° marzo 2022.

8) Ibid. 7