L’indagine nazionale e le azioni europee per la salvaguardia delle aree interne

Il territorio italiano oggi si presenta, in gran parte, composto da “centri minori”, anche definiti “aree interne”. Le aree interne vengono definite con questa accezione poiché caratterizzate da un’ampia disponibilità di risorse ambientali che possano essere: di tipo naturalistiche (foreste, aree protette, produzioni agricole) e culturali (parchi archeologici, chiese), a loro volta molto diversificate, per effetto delle attività antropiche avutesi nel corso del tempo. Gran parte di queste aree, negli anni Cinquanta, ha subito un processo di marginalizzazione, provocato da:

-invecchiamento della popolazione

-riduzione dell’occupazione e del grado di utilizzo del capitale territoriale

-riduzione quantitativa e qualitativa dei servizi pubblici privati e pubblici

A tal proposito, le politiche comunitarie hanno lo scopo principale di raggiungere gli obiettivi previsti dalla Strategia Nazionale per lo Sviluppo delle Aree Interne italiane, senza distinzione tra Nord e Sud Italia. La necessità di una Strategia apposita per queste aree nasce dalla necessità di colmare un vuoto, con gli stessi strumenti per tutti i territori, ma considerando le persistenti differenze territoriali. Per ogni area “principale” vi sono altre aree circostanti che vengono classificate in base alla loro distanza (definita in minuti che vanno dai 20 agli oltre 75 minuti di distanza) dal centro principale: aree di cintura, aree intermedie, aree periferiche e aree ultra-periferiche. Questa classificazione ci porta ad affermare, dunque, che è definita “area interna” quell’area distante dai servizi essenziali.1 Al 1° gennaio 2019, le Aree Interne italiane sono circa 4.076 (51,4% del totale), i residenti in queste aree sono il 21,9% della popolazione e coprono circa il 60% della superficie nazionale. L’incidenza delle aree interne è maggiore nelle regioni meridionali (soprattutto nelle Isole, dove rappresentano il 79,4% dei comuni e il 43,3% della popolazione; al Nord-ovest, invece, sono pari al 35,9% dei comuni e i residenti sono il 10,5% della popolazione).2 In base alla classificazione dell’aree è stata istituita una mappa nazionale, dove si nota che: il 77% della popolazione italiana vive nei poli e nelle aree vicine, di cintura, mentre la restante parte nelle aree intermedie 15% e nelle aree periferiche 8% (Queste ultime due formano le “aree interne”).

La popolazione italiana, negli ultimi quarant’anni è aumentata circa del 10% nelle aree più centrali, mentre ha registrato un dato negativo nelle aree interne.3 Nel corso del tempo, tra i vari eventi che hanno travolto la penisola, nonostante le peculiarità naturalistiche e culturali, nel territorio risulta persistere ondate migratorie che hanno visto protagoniste molte regioni del Mezzogiorno soprattutto coloro residenti nelle aree interne. Tali spostamenti oltre ad essere verso l’esterno, vi sono spostamenti interni orientati prevalentemente dal Sud al Nord, nonché dalle zone povere a quelle ricche, dalla campagna all’industria.4 Analizzando le categorie di italiani che abbandonano le proprie terre native ed emigrano, si nota che hanno tutti un’età compresa 25 e 34 anni, sono principalmente uomini, e con un livello di istruzione medio-alto. Prendendo in considerazione i dati aggregati, che riguardano sia i flussi in entrata che quelli in uscita, è possibile notare come gli spostamenti sono concentrati principalmente nelle regioni meridionali (51,4%) seguito dal settentrione (33,2%) e infine il centro Italia (15,4%).5 A differenza dei secoli scorsi, i giovani migranti vengono definiti i “nuovi mobili” poiché godono dell’abbassamento del costo dei viaggi e della maggiore velocità degli spostamenti, adattando con facilità i propri stili di vita in altre realtà.6  Tra il 2014 e il 2019, il numero delle persone che vivono nelle aree interne si è ridotto di circa 250mila unità (poco più di 13,2 milioni di abitanti nel 2019), pari all’1,8%, mentre a livello nazionale si è avuta una riduzione dello 0,7% (-0,4% registrato per i comuni non aree interne). Tra i dati più rilevante è l’indice di vecchiaia, nonché coloro che hanno 65 anni e oltre, risulta essere superiore nelle aree interne, rispetto alla media nazionale e si registra una riduzione della popolazione giovanile, con età compresa tra i 0 e 14 anni, dati risalenti al 1° gennaio 2019.7

Nonostante queste caratteristiche, la SNAI (Strategia Nazionale per le Aree interne) che ha come obiettivo cardine di migliorare la qualità dei servizi dei cittadini e l’economia. Le risorse finanziarie stanziate sono di 281,2 milioni di euro destinati ad interventi sui servizi, come salute, scuola e mobilità nelle aree interne individuiate. Le Regioni, alle medesime aree, hanno destinato delle risorse per promuovere progetti di sviluppo che hanno valenza sui Programmi cofinanziati dai Fondi Europei di Sviluppo e Investimento 2014-2020. Sono state individuate 72 aree che hanno definito la rispettiva strategia, che includono 1.060 Comuni, per il periodo 2014-2020. Dalle strategie approvate al 30 giugno 2021, si evince che gli interventi ammontano a 1.179,07 milioni di euro divisi tra le varie fonti di finanziamento:

-circa 269,57 milioni di euro, a valere sulle risorse stanziate dalle Leggi n. 147 del 2013, n. 190 del 2014, n. 208 del 2015 e n. 205 del 2017;

-circa 720,42 milioni di euro, a valere sulle risorse stanziate dai Programmi regionali FESR (Il Fondo europeo di sviluppo regionale) , FSE(Fondo sociale europeo), FEASR (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale) e FEAMP(Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca);

-circa 132,20 milioni di euro, su altre risorse pubbliche;

-circa 56,88 milioni di euro, su risorse private.8

Le aree interne dell’Italia | Fonte: Elaborazione UVAL-UVER su dati Ministero della Salute, Ministero dell’Istruzione e FS

L’autrice Filomena Maria Avallone garantisce l’autenticità del contributo, fatte salve le citazioni di scritti redatti da terzi. Le stesse sono riportate nei limiti di quanto consentito dalla legge sul diritto d’autore e vengono elencate di seguito. Ai sensi della normativa ISO 3297:2017, la pubblicazione in serie viene identificata con l’International standard serial number ISSN 2785-2695 assegnato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche.

1) S. Lucatelli C. Carlucci; Le aree interne dell’Italia: una strategia di sviluppo economico pp 120-121.

2) ISTAT; “Rapporto sul territorio 2020 – Ambiente, economia e società”; pag.74.

3) Ifel, fondazione nazionale ANCI, I comuni della Strategia Nazionale Aree Interne, prima edizione 2015, pp 29-30.

4) Database EUROSTAT su dati cancellazioni anagrafiche: Documento integrale.

5) Elena Canea, la nuova migrazione italiana: cosa ne sappiamo, come ne parliamo, Cambio ISSN 2239-118 N° 11 p 195.

6) Bonifazi, C e Livi Bacci, M., a cura di., 2014. Le migrazioni internazionale ai tempi della crisi.

7) ISTAT, Ambiente, economia e società, rapporto sul territorio 2020 p.74.

8) Strategia Aree Interne, Relazione annuale sulla Strategia Nazionale per le aree interne, anno 2020