Gli strumenti urbanistici negli enti regionali in rapporto ai parametri del PNRR

Con il PNRR l’Italia ha la possibilità di poter lanciare un vasto programma di crescita economica; tuttavia, ogni volta che si parla di fondi europei, non si può escludere il tema del divario nord e sud. Divario che affonda le sue radici sotto diverse dimensioni, geografiche, storiche, economiche e così via. È notizia di qualche giorno fa che l’Italia rischia anche un taglio della dotazione finanziaria del Pnrr1. Oltre alle difficoltà che vari sindaci delle metropoli italiane stanno riscontrando nell’attivare i bandi del PNRR. Tuttavia, si sta perdendo l’ennesima capacità di rilancio del tessuto imprenditoriale ed economico del sud Italia con il piano di ripresa e resilienza. Specie in Campania, la realizzazione di molte infrastrutture e opere nei Comuni è subordinata alla presenza degli strumenti urbanistici nel caso di specie dei PUC, (piano urbanistico comunale), così come disciplinato dalla legge 16/042. Da allora vari comuni hanno aggiornato la disciplina del governo territorio adottando i PUC che hanno soppiantato i vecchi PRG (piano regolatore generale), tuttavia al giorno d’oggi diversi Comuni del Cilento e soprattutto dell’area urbana di Napoli sono manchevoli di tali piani. Le ragioni di tale mancanza sono molteplici, soprattutto economiche e politiche oltre che di natura strategica. Dal punto di vista politico non è rado vedere che gli amministratori locali non avendo una chiara strategia di sviluppo finiscono con affidare incarichi di redazione del PUC ad innumerevoli professionisti senza giungere tuttavia all’adozione poi del piano definitivo. Dal punto di vista economico, molti Comuni specialmente i più piccoli non adottano tali piani perché avendo dei bilanci limitati non possono affrontare una spesa ingente quale l’adozione del PUC. Mentre dal punto di vista strategico alcuni Comuni specie quelli ricadenti nell’area protetta del Parco del Cilento, avendo dei vincoli di natura ambientale perdono interesse nell’adottare i PUC i quali finirebbero solo per “recepire” dei vincoli già esistenti e certamente tali piani di “pianificatorio” non avrebbero nulla. Ma vi sono anche altre motivazioni di natura strategica quali ad esempio l’incapacità delle istituzioni locali di adottare delle chiare linee di sviluppo sostenibile, sono purtroppo noti i casi di scempi ambientali con la creazione di aree industriali in zone a vocazione agricola e rurale. Tuttavia anche la legge 16/04 è manchevole specie nella disciplina delle sanzioni in caso di mancata adozione degli strumenti urbanistici la norma infatti pur prevedendo lo scioglimento dell’ente comunale inadempiente non è mai stata attuata, in quanto ogni anno puntualmente all’avvicinarsi della scadenza del 31 dicembre la Regione Campania finisce con il approvare una proroga della scadenza, tale costume divenuto oramai una costante ha finito con l’incoraggiare quindi paradossalmente tali enti locali nel non adottare i PUC. Non adottando tali piani non si può dare avvio allo sviluppo del tessuto economico finendo conseguenzialmente nell’essere limitati nella capacità progettuale e di finanziamenti derivanti dal PNRR. Come sta accadendo in vari comuni dell’hinterland napoletano che stanno usando le risorse messe a disposizione dalla Città metropolitana, solo per rimettere in sesto le proprie arterie stradali, non realizzando interventi molto più strategici e soprattutto “durevoli” nel tempo, il che è indice dell’assenza di una visione strategica, che finisce poi nel condannare il sud, in una sorta di “immobilismo economico”. Finendo quindi col rendere il divario economico e sociale nord e sud, sempre più evidente. Occorre sicuramente adottare una nuova strategia che preveda innanzitutto nella PA l’ingresso di figure formate ad esempio neolaureati, che possano quindi cambiare rotta rispetto alle scelte adottate negli ultimi anni dagli enti locali, rendere poi determinate normative più stringenti, rivedere i vincoli ambientali, per consentire l’attuazione dell’attività pianificatoria, cambiando approccio rendendo il vincolo non come un qualcosa di assoluto, ma come un incentivo a valorizzare il territorio in un determinato modo.

L’autore Armando Federico Ascolese garantisce l’autenticità del contributo, fatte salve le citazioni di scritti redatti da terzi. Le stesse sono riportate nei limiti di quanto consentito dalla legge sul diritto d’autore e vengono elencate di seguito. Ai sensi della normativa ISO 3297:2017, la pubblicazione in serie viene identificata con l’International standard serial number ISSN 2785-2695 assegnato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche.

1) La beffa del Pnrr: l’Italia cresce troppo e rischia il taglio dei fondi. Roma: Open.online, 2022.

2) Legge Regionale della Campania n. 16 del 22 dicembre 2004. Approfondimento redatto dal Settore Legislativo dell’A.G.C. 01 della Giunta Regionale: dossier integrale.