Le politiche europee di e-government nella costruzione della società digitale

Il tema della digitalizzazione rappresenta da oltre trent’anni un punto centrale dell’Agenda politica istituzionale dell’Unione Europea, le quale, al fine di costruire un modello di amministrazione efficiente e competitiva, ha prestato una sempre maggiore attenzione agli strumenti di e-Government ed allo sviluppo delle tecnologie digitali.

Il crescente interesse dell’Unione europea nella costruzione di una società digitale, come evidenziato in dottrina1, segna con evidenza un processo di maggiore valorizzazione delle istituzioni comunitarie nella costruzione di uno «spazio giuridico comune» nel quale poter garantire effettivamente il diritto ad una buona amministrazione. Nel corso degli anni, infatti, oltre all’emanazione di una serie di direttive vincolanti per gli Stati membri, sono stati elaborati una serie di piani di azione che costituiscono un punto di riferimento al fine di
uniformare le legislazioni nazionali e le proprie iniziative ai programmi comunitari, facendo in tal modo dell’Unione un «ente guida» nel processo di modernizzazione tecnologica2.

Tale progetto trova un forte impulso nel Consiglio Europeo di Lisbona del 2000, dove, nel più ampio obiettivo di migliorare la competitività dell’Unione Europea, vengono individuate una serie di azioni per promuovere la visione di una cultura digitale Europea. In tale contesto, infatti, i Capi di Stato e di Governo, hanno formalizzato l’impegno di promuovere, all’interno del programma eEurope, il passaggio ad un’economia ed una società basata sulla conoscenza, attraverso politiche tese a stimolare la competitività e
l’innovazione ed a facilitare il progressivo passaggio ad una società dell’informazione3.

Gli impegni programmatici formalizzati nella Strategia di Lisbona trovano attuazione nel Consiglio di Feira del 2000 attraverso la redazione del Piano d’azione «eEurope 2002 – Una Società dell’informazione per tutti», il quale definisce le misure necessarie per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Nello specifico il Piano si propone l’obiettivo di accelerare il processo di informatizzazione dell’Europa4 mediante una serie di azioni raggruppate intorno a tre obiettivi chiave: predisposizione di sistemi più economici, più rapidi e più sicuri per la navigazione in internet; investimenti nelle risorse umane e nella formazione al fine di assicurare un ampliamento delle conoscenze telematiche ad un maggior numero di soggetti; promozione dell’utilizzo di internet affinché si acceleri il commercio elettronico, l’accesso elettronico ai servizi pubblici (amministrazione on-line) e l’assistenza sanitaria online5.

Il piano d’azione prevedeva inoltre un’analisi comparativa del progresso individuale degli Stati membri nel perseguirne gli obiettivi, al fine di offrire una panoramica completa dei risultati raggiunti e di trarre alcune conclusioni per l’ultimo anno del piano d’azione eEurope, valutando la necessità di ulteriori interventi dopo il 2002. L’analisi comparativa, contenuta nella Comunicazione della Commissione Europea «Analisi comparativa dei progressi dell’iniziativa e-Europe 2002»6, metteva in luce la necessità di inserire l’iniziativa e-Europe «in una prospettiva a lungo termine, intensificandone la portata e l’impatto, per contemperare le rapide evoluzioni tecnologiche con i più lenti e graduali processi di adeguamento sociali, organizzativi, politici e normativi»7.

In questo contesto si giunge ad una successiva evoluzione nello sviluppo della Società dell’informazione con il Piano eEurope 20058, il quale integrava gli obiettivi del 2002 definendo nuove strategie applicative per un miglioramento della qualità e dell’accessibilità dei servizi a tutti i cittadini europei. In quest’ottica il Piano mirava ad una serie di interventi essenziali, tra cui lo sviluppo dell’accesso ad Internet ad alto flusso, l’ammodernamento dei servizi pubblici, la creazione di un ambiente dinamico per il commercio elettronico e la diffusione di una infrastruttura protetta a banda larga. Lo sviluppo dell’infrastruttura della banda larga era accompagnato all’obiettivo di puntualizzare la disciplina del commercio elettronico e di rinforzare lo sviluppo dei servizi in rete per le pubbliche amministrazioni, attraverso programmi specifici di “e-Government”, “e-learning”, “e-healt9, finalizzati a trasformare in modo uniforme in tutti i paesi europei le relazioni tra pubbliche amministrazioni e cittadino.

Nel proseguire il progetto avviato con eEurope 2005, la Commissione emanava il nuovo piano strategico «i2010»10, il cui obiettivo è quello di tracciare un quadro completo degli interventi da intraprendere per sostenere lo sviluppo dell’innovazione tecnologica in Europa entro il 2010. Il provvedimento è strutturato su una serie di interventi finalizzati principalmente alla promozione di una «Società dell’Informazione» fondata su politiche europee e programmi di ricerca in settori chiave quali quelli dell’istruzione, della formazione permanente e continua e dell’inclusione sociale, onde tracciare la nuova strategia per la realizzazione in Europa di una Società dell’informazione realmente competitiva.

Il progetto di digitalizzazione Europea riceve da ultimo un forte impulso attraverso la Strategia «Europa 2020», che sostituisce la Strategia di Lisbona, e definisce nuovi obiettivi di innovazione, crescita e competitività diretti a realizzare: una crescita intelligente, che promuove la conoscenza e l’innovazione nell’economia utilizzando in modo ottimale le tecnologie dell’informazione e della comunicazione; una crescita sostenibile che promuove un’economia efficiente sotto il profilo delle risorse sfruttando lo sviluppo di nuovi processi e tecnologie e che acceleri l’espansione delle reti intelligenti; una crescita inclusiva, diretta a promuovere l’occupazione modernizzando i mercati del lavoro11.

All’interno di Europa 2020 la Commissione ha lanciato sette “iniziative faro”, tra cui l’Agenda digitale europea, la quale conferma il ruolo chiave delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nel perseguire innovazione, progresso e crescita, avendo come obiettivo principale lo sviluppo del mercato unico digitale12. L’obiettivo principale dell’Agenda digitale europea, nelle parole della Commissione13, è quello di «ottenere vantaggi socioeconomici sostenibili grazie a un mercato digitale unico basato su internet veloce e superveloce e su applicazioni interoperabili».

Nel 2015 il Consiglio ha adottato la «Strategia per il mercato unico digitale in Europa»14, la quale definisce un nuovo programma di iniziative legislative e di altre misure necessarie a sviluppare l’economia digitale in Europa, allo scopo di favorire condizioni di crescita e di competitività, assicurando nuove opportunità in campo digitale ad imprese e cittadini. La strategia per il mercato unico digitale si fonda su tre pilastri: 1) miglioramento dell’accesso dei consumatori e delle imprese ai beni e servizi digitali in tutta Europa; 2) creazione di un contesto favorevole e parità di condizioni per consentire alle reti digitali e ai servizi innovativi di svilupparsi; 3) massimizzazione del potenziale di crescita dell’economia digitale.

La Strategia per il mercato unico digitale annuncia poi il varo di un nuovo piano strategico destinato a favorire la trasformazione digitale della pubblica amministrazione, concretizzatosi nella comunicazione COM(2016)/17915 del 19 aprile 2016, con la quale vengono fissati i principi di base cui deve ispirarsi l’azione dell’egovernment per il periodo 2016-2020. Il piano d’azione per l’eGovernment è diretto a promuovere una modernizzazione della pubblica amministrazione, in quanto, come si legge nella introduzione della Commissione, «i servizi pubblici digitali riducono gli oneri amministrativi per imprese e cittadini, velocizzando la loro interazione con la pubblica amministrazione e rendendola efficiente, più agevole e trasparente e meno costosa». L’obiettivo cui deve tendere l’azione di implementazione delle nuove tecnologie nel settore dell’azione amministrativa, secondo quanto indicato dalla Commissione Europea, deve ispirarsi ai valori della massima trasparenza, efficienza ed inclusività affinché vengano erogati «servizi pubblici end-toend senza frontiere, il più possibile personalizzati ed intuitivi a tutti i cittadini e a tutte le imprese nell’UE». Lo strumento per garantire la compiuta realizzazione di questi obiettivi va rinvenuto quindi nel principio del libero accesso ai dati ed ai servizi delle amministrazioni pubbliche, sia a livello nazionale che
transfrontaliero16.

Nel 2018 la Commissione ha presentato, infine, il nuovo programma di finanziamento europeo «Digital Europe»17 per il periodo 2021-2027, volto ad accrescere e massimizzare i vantaggi della trasformazione digitale per tutti i cittadini, le pubbliche amministrazioni e le imprese europee. La proposta della Commissione inserisce il programma Europa digitale nel quadro finanziario pluriennale, destinando circa 9,2 miliardi di euro alla ricerca e allo sviluppo delle tecnologie digitali da parte di Piccole Medie imprese e Pubblica amministrazione. Il programma Digital Europe, come si legge nella relazione introduttiva, si concentrerà «sul rafforzamento delle capacità dell’Europa nel calcolo ad alte prestazioni, nell’intelligenza artificiale, nella cibersicurezza e nelle competenze digitali avanzate e sulla garanzia di un loro ampio utilizzo nell’economia e nella società». Tali elementi dovranno essere promossi simultaneamente e «contribuiranno a creare una fiorente economia dei dati, promuovere l’inclusione e garantire la creazione di valore»18.

L’autore Agostino Nappo garantisce l’autenticità del contributo, fatte salve le citazioni di scritti redatti da terzi. Le stesse sono riportate nei limiti di quanto consentito dalla legge sul diritto d’autore e vengono elencate di seguito. Ai sensi della normativa ISO 3297:2017, la pubblicazione in serie viene identificata con l’International standard serial number ISSN 2785-2695 assegnato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche.

1) V. Sarcone, La società dell’informazione come strumento di “integrazione” e “amministrazione” nell’Unione Europea, in www.amministrazioneincammino.it.

2) Il sistema utilizzato è detto Metodo Aperto di Coordinamento (MAC), ossia uno strumento giuridico non vincolante, basato sulla reciproca cooperazione degli Stati Membri, e funzionale a far convergere le politiche nazionali verso alcuni obiettivi comuni. L’adozione del MAC nell’ambito del processo di digitalizzazione è analizzata da C. Leone, Il ruolo del diritto europeo nella costruzione dell’Amministrazione digitale, in Rivista italiana di Diritto Pubblico Comunitario, fasc. 3-4, 2014, p. 870-871.

3) L. Romani, La Strategia «Europa 2020», Obiettivi e criticità, con particolare riferimento all’Agenda digitale Europea e all’interoperabilità dei sistemi informativi delle amministrazioni pubbliche europee, in Rivista amministrativa della Repubblica Italiana, 2010, p. 576.

4) P. Coletti, L’innovazione digitale per il miglioramento dell’Amministrazione pubblica: le azioni delle regioni italiane, in Amministrare, n. 3, dicembre 2018, p. 464.

5) V. Sarcone, La società dell’informazione, op. cit.

6) COM(2002) 62 definitivo, Bruxelles, 5 Febbraio 2002.

7) C. Alberti, E-society e riutilizzo dell’informazione nel settore pubblico. Disciplina comunitaria e progressi nazionali, in Rivista italiana di diritto pubblico comunitario, fasc. 5, 2005, p. 1242.

8) COM(2002) 263, del 28 Maggio 2002, «eEurope 2005: una società dell’informazione per tutti».

9) Nel quadro del pano eEurope 2005, i principali obiettivi che l’Europa intendeva raggiungere erano servizi pubblici in linea moderni per: a) amministrazione elettronica (eGovernment): connessione a banda larga di tutte le amministrazioni pubbliche e fornitura online di tutti i servizi amministrativi di base, attraverso architetture multipiattaforma; b) servizi di telesalute (e-healt): promozione di un approccio comune per la creazione di carte elettroniche per i servizi sanitari, fornitura dei servizi sanitari di base on-line attraverso lo sviluppo di reti di connessione tra organizzazioni sanitarie e privati; c) servizi di apprendimento elettronico (e-learning): connessione a banda larga per tutte le scuole, le università e i centri di ricerca ed accesso on-line per studenti e ricercatori; d) commercio elettronico (e-business): rimozione degli ostacoli che impediscano alle imprese di praticare il commercio elettronico, creazione di una rete europea di supporto alle piccole e medie imprese per favorire l’adozione delle ICT nei processi di e-business. Cfr. M. Pietrangelo, La società dell’informazione tra realtà e norma, Giuffrè, 2007, p. 37.

10) COM(2005) 229, «i2010 – Una società dell’informazione per tutti».

11) L. Romani, La strategia «Europa 2020», op. cit., p. 584.

12) Per un approfondimento cfr. L. Cassetti, S. Ricci, L’Agenda digitale Europea e la riorganizzazione dei sistemi di welfare nazionale: le nuove frontiere dei diritti sociali basati sulla Knowledge Based society, pubblicato il 12 ottobre 2011 in www.federalismi.it.

13) Comunicazione della Commissione del 19 maggio 2010, COM(2010)245, in http://eur-lex.europa.eu.

14) Comunicazione della Commissione Europea COM(2015) 192 final, in http://eurlex.europa.eu.

15) Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al comitato delle Regioni, «Piano d’azione dell’UE per l’eGovernment 2016-2020, Accelerare la trasformazione digitale della pubblica amministrazione», COM(2016)179 in http://eur-lex.europa.eu.

16) Sul punto cfr. F. Martines, La digitalizzazione della pubblica amministrazione, in http://www.medialaws.eu, fasc. 2/2018, p. 147.

17) Proposta di Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio che istituisce il Programma Europa Digitale per il periodo 2021-2027, COM(2018)434 in http://eurlex.europa.eu.

18) Il programma Digital Europe è strutturato in cinque pilastri: 1) sviluppare e potenziare il calcolo ad alte prestazioni (HCP) ed elaborazione dei dati; 2) sviluppare e potenziare l’intelligenza artificiale, attraverso nuovi sistemi di algoritmi e strutture, come le risorse di dati e gli archivi di algoritmi dell’intelligenza artificiale; 3) Cibersicurezza, attraverso il supporto integrato all’adozione di sistemi di sicurezza informatica; 4) Capacità digitali avanzate, al fine di sostenere l’acquisizione di competenze digitali; 5) ampliare l’impiego ottimale delle capacità digitali in tutti i settori dell’economia, nei settori di interesse pubblico e nella società.