L’evolversi della questione di legittimità democratica relativa all’Unione Europea

Sono ormai settantacinque anni che esiste l’Unione Europea, anche se sotto diversi nomi, la pacifica convivenza alla base dei Trattati è rimasto immutato negli anni, cercando sempre di salvaguardare la pace e la solidarietà fra le Nazioni; ciò nonostante nell’ultimo decennio sono state avanzate diverse proposte volte alla c.d. democratizzazione delle istituzioni europee.

Sono considerazioni che partono dal presupposto che ormai viviamo in un cambiamento d’epoca, ovvero un processo – acuito dal Covid-19 – di profondo mutamento dei nostri modi di vivere e di conseguenza del rapporto fra Stato e Comunità divenuto, a parere di alcuni, aggravato dalla mancanza di una piena legittimità democratica.

È opportuno redarguire i lettori dalla possibilità di imbattersi nell’errore che le critiche alla governance europea siano avvenute solo con l’avvento sulla scena politica internazionale della visione “nazional-sovranista”, perché a onor del vero le critiche sull’assetto delle istituzioni europee esistono quasi dalla nascita della Comunità europea stessa.

Infatti, la questione della legittimità democratica si trova al centro dell’attenzione fin dalle origini del processo storico-politico di integrazione europea. La nazione “deficit democratico” venne utilizzata per la prima volta nel Manifesto dei Gioventù Federalisti Europei, redatto nel 1977 da Richard Corbett, il quale sosteneva che fosse il Parlamento europeo a soffrire di un deficit di democrazia dovuto al carattere non elettivo che l’organo possedeva all’epoca.  

Si trattava di una critica al “policy making” di rango comunitario da parte dei cittadini, ovvero al deficit di partecipazione nel processo decisionale1. Quest’ultimo “gap” venne ridotto attraverso l’elezione diretta del Parlamento europeo nel 1979, eppure questa soluzione non è riuscita a sviare le critiche verso l’assetto europeo, anzi si è proseguito in una disamina dell’organizzazione della struttura europea, arrivando a soffermarsi sui poteri in capo al parlamento, il quale è sostanzialmente un organo “monco” poiché risulta essere privo di un vero e proprio potere legislativo esclusivo, dovendo condividerlo con il Consiglio europeo.

Non è un caso, dunque, che la GFE durante il suo XXIV Congresso del 2019 abbia ribadito i un certo qual modo ciò che era scritto nel manifesto dell’77, riconoscendo “la presenza di un deficit democratico nelle istituzioni europee di tipo intergovernativo dovuto alla mancanza di trasparenza del processo di decision – making e  alla strutturazione dell’agenda politica, proponendo di concedere al PE il pieno esercizio del potere legislativo, trasformando il Consiglio dell’Unione Europea in una camera alta, un Senato, mentre la Commissione Europea dovrebbe diventare l’esecutivo dell’Unione e contestualmente il Consiglio Europeo dovrebbe eliminare il vincolo dell’unanimità2.

Queste considerazioni fecero seguito a quelle del dicembre del 2018 del “Manifesto per la democratizzazione dell’Europa”, sottoscritto da diversi esponenti del mondo accademico, economico e sociale europeo (fra cui Thomas Piketty) ove sostengono che sia necessaria la creazione di un “Budget per la democratizzazione che verrebbe discusso e votato da un’Assemblea europea sovrana” la quale avrebbe il compito di produrre un insieme di beni e servizi pubblici e sociali indispensabili per superare la visione neo-liberista ed abbracciare una visione solidaristiche che possa dare piena attuazione ai valori che si trovano alla base della nascita dell’Unione e del Manifesto di Ventotene3.

Tutte queste analisi e considerazioni rispondono alla necessità di far fronte al disinteresse generale che i cittadini europei hanno dimostrato soprattutto attraverso l’alto astensionismo verificatosi durante le ultime elezioni del Parlamento europee.

Ma i cittadini dell’era moderna dell’Europea non sono stati i soli ad interrogarsi sulla necessità di rafforzare la politica europea e la sua relativa governance, i primi – se così possiamo considerarli – furono i redattori del trattato che istitutiva la Comunità Europea di difesa, un progetto di difesa comune che non è mai decollato, ma che vide l’Italia protagonista della richiesta della convocazione di un’assemblea costituente europea con il compito di redarre un testo costituzionale. Il promotore di tale iniziativa fu l’allora Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, fortemente influenzato da Altiero Spinelli.

La proposta pur non sortendo gli effetti sperati vide il suo inserimento all’articolo 13 del Trattato per l’istituzione della CED firmato il 13 maggio 19524, il quale però non entrò mai in vigore per questioni sia di carattere formale, ovvero l’Italia e la Francia non recepirono il Trattato e i difficili rapporti franco-tedeschi, che videro temporaneamente una “tregua” dovuta alla morte di Stalin.

Anche la seconda proposta di una Costituzione europea, lanciata a Lipsia dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi nel 20005, non riuscì nell’intento di dare all’Europa un testo omogeneo ed unico ove confluisse tutto l’orgoglio e la storia dell’Unione.

La firma del Trattato della Costituzione europea avvenne a Roma il 29 ottobre 2004, ma l’iter di ratifica terminò con la bocciatura  referendaria da parte di Francia6 e Paesi Bassi7.

Se è pur vero che del testo costituzionale vennero poi riprese alcune parti in seguito riportate nel Trattato di Lisbona è doveroso ricordare di come la risposta alla crisi dei debiti sovrani del 2011 ha esposto il dibattito sulla governance europea e la relativa crisi democratica ad un nuovo dibattito che partiva proprio dalla mancata approvazione di quella Costituzione europea. La risposta all’emergenza pandemica attraverso il Next Generation EU ha ridato slancio al discorso su un nuovo processo di democratizzazione dell’Unione Europea che ridisegni l’assetto dei rapporti fra le diverse istituzioni europee attraverso una nuova forma di Governo che si basi sull’elezione diretta del Parlamento europeo quale organo legislativo, il quale conserverebbe un ruolo di controllo nei confronti della Commissione europea; oltretutto diventa ancora di più necessario fare dei passi avanti verso la nascita dell’unione bancaria europea per rispondere alle esigenze dei Paesi membri, soprattuto a seguito dell’avvento del NGEU.

La prospettiva di una nuova Unione Europea è ora più viva che mai e ci consente di affacciarci, sempre più uniti, verso la nascita degli Stati Uniti d’Europa e di questo bisogna rendere merito anche al Presidente Sassoli, che durante il suo mandato si è sempre speso per avvicinare il Parlamento ai cittadini, rendendolo più agile e cercando di arrivare a soluzioni alternative all’austerity, ma che coinvolgessero di più gli Stati membri. 

L’autore Francesco Miragliuolo garantisce l’autenticità del contributo, fatte salve le citazioni di scritti redatti da terzi. Le stesse sono riportate nei limiti di quanto consentito dalla legge sul diritto d’autore e vengono elencate di seguito. Ai sensi della normativa ISO 3297:2017, la pubblicazione in serie viene identificata con l’International standard serial number ISSN 2785-2695 assegnato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche.

1) Manifesto della Gioventù Federalista Europea, R. Corbett, 1977.

2)  Verbale XXIV Congresso della Gioventù Federalista Europea, GFE, Verona 2019.

3)  Manifesto per la democratizzazione dell’Europa, 10 dicembre 2018.  

4) Trattato d’istituzione della Comunità Europea di difesa, Art. 38, Parigi, 27 maggio 1952.

5)  Discorso di Carlo Azeglio Ciampi in occasione del conferimento della Laurea honoris causa conferitagli dall’Università di Lipsia, Lipsia, 6 luglio 2000.

6) Risultati del Referendum francese per l’approvazione della Costituzione europea.

7)  Risultati del Referendum dei Paesi Bassi per l’approvazione della Costituzione Europea.